Yoga Bible: i libri principali a proposito dello yoga

Gli Yoga Sutra di Patañjali

   Quest’opera, insieme alla Bhagavad Gita, rappresenta uno dei due grandi pilastri della tradizione filosofica dello yoga. Negli Yoga Sutra è condensata l’essenza della saggezza e della filosofia yogica.

   Gli Yoga Sutra sono costituiti da 196 brevi aforismi che descrivono in modo sistematico i principi dello yoga, il funzionamento della coscienza e alcuni aspetti della visione yogica della realtà — il rapporto tra anima, coscienza, corpo, natura e Dio — indicando inoltre il percorso attraverso il quale lo yoga conduce alla liberazione dell’anima dal ciclo incessante dei piaceri e delle sofferenze della vita mondana.

   Rispetto alla Bhagavad Gita, gli Yoga Sutra dedicano maggiore attenzione agli aspetti pratici del percorso yogico e ai metodi attraverso i quali esso può essere intrapreso.

   Poiché gli aforismi sono estremamente concisi e sono stati composti in sanscrito, una lingua nella quale ogni parola può racchiudere una pluralità di significati, la loro traduzione e interpretazione presenta notevoli difficoltà. Esistono oggi numerose traduzioni e interpretazioni degli Yoga Sutra, accompagnate da commenti di diversi studiosi e maestri.

   Per questo, per avvicinarsi agli Yoga Sutra è particolarmente utile confrontare diverse traduzioni e interpretazioni, tenendo presente che dietro ogni breve aforisma si nasconde una profondità di significato che difficilmente può essere restituita da una semplice traduzione letterale.

 

La Bhagavad Gita

   La Bhagavad Gita è una parte dell’antico poema epico indiano Mahabharata. È strutturata come un dialogo tra Krishna e Arjuna, nel quale Krishna espone la conoscenza di Dio e indica ad Arjuna il cammino verso di essa.

   La Bhagavad Gita è composta da 700 śloka, cioè versi. Rispetto agli Yoga Sutra, dedica maggiore attenzione alla visione dell’ordine universale e presenta diversi percorsi dello yoga: jñāna yoga, il percorso della conoscenza; bhakti yoga, il percorso della devozione; karma yoga, il percorso dell’azione; oltre alla pratica della meditazione.

   C’è però un aspetto che considero fondamentale.

   Se si legge la Bhagavad Gita nella sua forma «pura», cioè il testo dei soli 700 versi senza un’adeguata chiave interpretativa, gran parte del suo significato rimane nascosta.

   Nell’antichità, infatti, la trasmissione della conoscenza non si basava sulla conservazione dei testi scritti come avviene oggi. La conoscenza veniva trasmessa oralmente, da maestro a discepolo, e gli studenti dovevano imparare i testi a memoria, parola per parola.

   Proprio per proteggere questa conoscenza da possibili deformazioni — sia inconsapevoli, dovute a una comprensione insufficiente, sia intenzionali — l’insegnamento più profondo veniva trasmesso anche attraverso la struttura stessa del poema. I personaggi, le loro caratteristiche e gli avvenimenti narrati non sono semplicemente elementi di una storia, ma possono essere letti come rappresentazioni di determinate qualità, proprietà e aspetti della coscienza.

   Una volta acquisita la chiave di lettura, il racconto assume quindi un significato molto più profondo e permette di cogliere ciò che rimane invisibile a una lettura puramente letterale.

Traduzioni e interpretazioni

   Come per gli Yoga Sutra, anche della Bhagavad Gita esistono numerose traduzioni e numerosi commenti. E le differenze tra un’edizione e l’altra possono essere tutt’altro che trascurabili.

   Ho avuto modo di leggere, tra le altre, un’edizione pubblicata in epoca sovietica nella quale il testo era stato ridotto a 500 śloka anziché 700. In pratica, una parte consistente dell’opera e della sua filosofia era stata semplicemente eliminata, senza che questo venisse adeguatamente segnalato nella prefazione.

   Di fronte a un caso del genere viene spontaneo chiedersi quanto di ciò che abbiamo letto in traduzione corrisponda realmente al testo originale e quanto, invece, sia il risultato delle scelte di chi lo ha tradotto o pubblicato.

   È interessante fare una riflessione simile anche sulla Bibbia: leggere lo stesso testo in lingue diverse può mettere in luce differenze apparentemente minime nella traduzione che, a un’analisi più attenta, rivelano sfumature di significato tutt’altro che irrilevanti.

Quale edizione leggere?

   Ho letto diversi commenti alla Bhagavad Gita. Dopo aver conosciuto l’interpretazione di Paramahansa Yogananda, i commenti di Sri Aurobindo mi sono sembrati relativamente superficiali.

   L’interpretazione di Paramahansa Yogananda, invece, mi è sembrata una vera e propria perla di conoscenza.

   È quindi questa l’edizione che consiglio a chi vuole avvicinarsi alla Bhagavad Gita non limitandosi alla lettura letterale del testo, ma cercando di comprenderne anche il significato più profondo.

   Per i lettori di altri Paesi, l’edizione italiana può essere ordinata attraverso il negozio ufficiale della Self-Realization Fellowship.

Edizione italiana della Bhagavad Gita — negozio ufficiale SRF

Gli Yoga Sutra di Patañjali

   Quest’opera, insieme alla Bhagavad Gita, rappresenta uno dei due grandi pilastri della tradizione filosofica dello yoga. Negli Yoga Sutra è condensata l’essenza della saggezza e della filosofia yogica.

   Gli Yoga Sutra sono costituiti da 196 brevi aforismi che descrivono in modo sistematico i principi dello yoga, il funzionamento della coscienza e alcuni aspetti della visione yogica della realtà — il rapporto tra anima, coscienza, corpo, natura e Dio — indicando inoltre il percorso attraverso il quale lo yoga conduce alla liberazione dell’anima dal ciclo incessante dei piaceri e delle sofferenze della vita mondana.

   Rispetto alla Bhagavad Gita, gli Yoga Sutra dedicano maggiore attenzione agli aspetti pratici del percorso yogico e ai metodi attraverso i quali esso può essere intrapreso.

   Poiché gli aforismi sono estremamente concisi e sono stati composti in sanscrito, una lingua nella quale ogni parola può racchiudere una pluralità di significati, la loro traduzione e interpretazione presenta notevoli difficoltà. Esistono oggi numerose traduzioni e interpretazioni degli Yoga Sutra, accompagnate da commenti di diversi studiosi e maestri.

   Per questo, per avvicinarsi agli Yoga Sutra è particolarmente utile confrontare diverse traduzioni e interpretazioni, tenendo presente che dietro ogni breve aforisma si nasconde una profondità di significato che difficilmente può essere restituita da una semplice traduzione letterale.

 

La Bhagavad Gita

   La Bhagavad Gita è una parte dell’antico poema epico indiano Mahabharata. È strutturata come un dialogo tra Krishna e Arjuna, nel quale Krishna espone la conoscenza di Dio e indica ad Arjuna il cammino verso di essa.

   La Bhagavad Gita è composta da 700 śloka, cioè versi. Rispetto agli Yoga Sutra, dedica maggiore attenzione alla visione dell’ordine universale e presenta diversi percorsi dello yoga: jñāna yoga, il percorso della conoscenza; bhakti yoga, il percorso della devozione; karma yoga, il percorso dell’azione; oltre alla pratica della meditazione.

   C’è però un aspetto che considero fondamentale.

   Se si legge la Bhagavad Gita nella sua forma «pura», cioè il testo dei soli 700 versi senza un’adeguata chiave interpretativa, gran parte del suo significato rimane nascosta.

   Nell’antichità, infatti, la trasmissione della conoscenza non si basava sulla conservazione dei testi scritti come avviene oggi. La conoscenza veniva trasmessa oralmente, da maestro a discepolo, e gli studenti dovevano imparare i testi a memoria, parola per parola.

   Proprio per proteggere questa conoscenza da possibili deformazioni — sia inconsapevoli, dovute a una comprensione insufficiente, sia intenzionali — l’insegnamento più profondo veniva trasmesso anche attraverso la struttura stessa del poema. I personaggi, le loro caratteristiche e gli avvenimenti narrati non sono semplicemente elementi di una storia, ma possono essere letti come rappresentazioni di determinate qualità, proprietà e aspetti della coscienza.

   Una volta acquisita la chiave di lettura, il racconto assume quindi un significato molto più profondo e permette di cogliere ciò che rimane invisibile a una lettura puramente letterale.

Traduzioni e interpretazioni

   Come per gli Yoga Sutra, anche della Bhagavad Gita esistono numerose traduzioni e numerosi commenti. E le differenze tra un’edizione e l’altra possono essere tutt’altro che trascurabili.

   Ho avuto modo di leggere, tra le altre, un’edizione pubblicata in epoca sovietica nella quale il testo era stato ridotto a 500 śloka anziché 700. In pratica, una parte consistente dell’opera e della sua filosofia era stata semplicemente eliminata, senza che questo venisse adeguatamente segnalato nella prefazione.

   Di fronte a un caso del genere viene spontaneo chiedersi quanto di ciò che abbiamo letto in traduzione corrisponda realmente al testo originale e quanto, invece, sia il risultato delle scelte di chi lo ha tradotto o pubblicato.

   È interessante fare una riflessione simile anche sulla Bibbia: leggere lo stesso testo in lingue diverse può mettere in luce differenze apparentemente minime nella traduzione che, a un’analisi più attenta, rivelano sfumature di significato tutt’altro che irrilevanti.

Quale edizione leggere?

   Ho letto diversi commenti alla Bhagavad Gita. Dopo aver conosciuto l’interpretazione di Paramahansa Yogananda, i commenti di Sri Aurobindo mi sono sembrati relativamente superficiali.

   L’interpretazione di Paramahansa Yogananda, invece, mi è sembrata una vera e propria perla di conoscenza.

   È quindi questa l’edizione che consiglio a chi vuole avvicinarsi alla Bhagavad Gita non limitandosi alla lettura letterale del testo, ma cercando di comprenderne anche il significato più profondo.

   Per i lettori di altri Paesi, l’edizione italiana può essere ordinata attraverso il negozio ufficiale della Self-Realization Fellowship.

Edizione italiana della Bhagavad Gita — negozio ufficiale SRF